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La grande bellezza: il film di Sorrentino è un Oscar

 


 
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News > Costume e Società

La grande bellezza: il film di Sorrentino è un Oscar



"Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. " Jep (Tony Servillo)



Sorrentino e l'esistere. Perché il grande successo.



"La grande bellezza", il film di Paolo Sorrentino (foto), ha vinto l'Oscar per il miglior film straniero 2014 a Los Angeles. "La grande bellezza" ha colpito la parte intima del sentire umano. Il sentire di sempre. Quello che ci fa riconoscere che siamo ancora fatti come Socrate e Platone, con le loro domande radicali. E come tutti quelli che sono venuti a seguire. Fino agli Esistenzialisti del Novecento, che hanno focalizzato la sensazione di essere e di sentirsi "gettati" a vivere in un certo luogo, in certo tempo, in certo spazio, i quali, infine, risultano estranei e mancanti. Questi stessi autori hanno sentito il desiderio e il richiamo incessante verso una realtà carica di significato, luminosa, che, continuamente, però, si promette e, continuamente, elude e sfugge.

Qualcosa di tutto questo si è risvegliato nell'animo del regista Paolo Sorrentino. Ed egli ha iniziato a fotografare, a riprendere storie, situazioni. Perché parlassero da sole. Quasi che esse stesse potessero dare una risposta. Ma la realtà non è così semplice, come noi vorremmo.

E, in ogni caso, uno sguardo nuovo c'è stato. La gente lo ha raccolto. In questo senso, ed è molto importante, la storia di un uomo è la storia di tutti. Ciò che percorre un uomo è una strada che altri percorrono o possono percorrere. Questo vale anche per noi stessi, per le nostre personali scoperte, quando siamo in grado di comunicarle. Non solo, se ogni uomo nella sua crescita interiore ha una evoluzione, anche l'umanità, nella sua storia, sviluppa tappe di coscienza, proprio come fosse essa stessa un unico essere che si determina. E, infatti, possiamo dire che è così. Ciascun singolo individuo ne è influenzato. Sia nel modo di aderire, sia nel modo di scartarsi. Abbiamo sempre affermato che siamo nani sulle spalle di giganti, cioè sulle spalle delle intelligenze che ci hanno preceduto. Anche se da lì, in tutti i modi, possiamo (e dobbiamo poterlo fare) esprimere la nostra individualità. E, forse, portare un nostro contributo a questo processo umano di coscienza ed autocoscienza. Sartre aveva risolto con grandezza il problema dell'assurdo scegliendo l'autentico impegno umano, all'interno della società. Una grande lezione per noi, uomini e donne del Ventunesimo secolo. E ancora non basterà.



L'attesa non riesce ad annullarsi



"Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell'imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Altrove, c'è l'altrove. Io non mi occupo dell'altrove. " Sono parole ormai mitiche, sulla bocca di Tony Servillo, che interpreta magistralmente Jep, il protagonista del film. Ciò che affascina è la continua, enigmatica, insistente, silenziosa domanda di Bellezza, con la B maiuscola, che si sente aleggiare nella sua mente. Nel suo sguardo divertito, cinico, disilluso. Distaccato. "Ho cercato la grande bellezza e non l'ho trovata" E' il bilancio di una esistenza, che dovrebbe essere fortunata, sì, fortunata. Si avverte il senso di incredulità davanti al reale, della quale Jep sembra continuamente chiedere ragione, in silenzio. L'umanità che gli sta intorno è "una fauna umanoide disperata e disperante che non crede e non serve a nulla, nessuno fa il suo mestiere, tutti parlano da soli anche in compagnia e passano da una festa all'altra per nascondersi il proprio funerale. " Una tragica impasse, da cui si vorrebbe evadere, senza averne la forza, afferma Servillo. Lo sbigottimento coglie l'impossibilità e l'inconscio rifiuto, del fatto che ci sia una mancanza di senso. "E' un crinale sottile - è ancora Servillo- Saper conservare lo stupore sorgivo è sempre una specie di miracolo. " Il cinismo e il distacco sfociano in un'incredulità, uno stupore che dice che non può essere solo così. Il suo non commentare, il silenzio che spesso avvolge il protagonista, sono segni: attendono di capire, esprimono un'attesa.



Sta qui il nucleo del successo della pellicola. E' su questi registri che si è realizzata l'identificazione transnazionale, il tema universale, lo specchio in cui ci siamo osservati.

Commenti (0)

 

22
MAR
23:52
 













Scritto da:
Giancarla_Vietti
 

 

 



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