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Lampedusa e l'immigrazione. Il film. Terraferma.

 


 
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News > Costume e Società

Lampedusa e l'immigrazione. Il film. Terraferma.



L'immigrazione deve ormai entrare nell'organico dell' Europa. Non c'è altra opzione.



"Terraferma", pellicola uscita nel 2011, emerge, a tutt'oggi, come un film di riferimento sul dramma dell'immigrazione incalzante. Raramente lo spettatore è stato coinvolto nel guardare gli stati d'animo interiori dei personaggi che vivono questi avvenimenti. Gli stati d'animo di un'altra parte del mondo. I migranti sono sempre stati considerati, dai grandi mezzi di comunicazione, come una notizia preoccupante, ma niente di più. Stavolta, dopo l'ultimo tragico evento, qualcosa è cambiato. Viene proposta la pellicola "Terraferma" (2011), regia di Emanuele Crialese. E' "Terraferma" a rappresentare, tra i primi film sull'argomento, il dramma interiore, visto proprio dal di dentro, di chi compie il grande viaggio della speranza, ma anche di chi riceve questo evento nella sua terra. Evento, col quale, in ogni caso, deve confrontarsi e interagire. La figura della protagonista di colore, emigrante, Sara, l'attrice Timnit T., Non è facile da dimenticare, per chi ha visto il film. Sia per l'imponenza dell'interpretazione, sia per la realtà nuda del dramma. Questi uomini e queste donne sono veri pionieri, pagano con la propria vita, l'apertura verso frontiere nuove, per le loro generazioni successive. Splendida la performance del ragazzo, Filippo, coinvolto nella storia. Molto vero, aderente alla reazione di un adolescente, con i suoi interrogativi, confuso e turbato davanti alle contraddizioni, molto umano. In lui, ci si immedesima e si vive l'avvenimento con lui. Forte, in tutti i sensi, la figura del vecchio padre, del nonno, Ernesto, che non si adatta a nuove possibili leggi. Resta fedele alla tradizione del marinaio, del pescatore, che non lascia nessun uomo in mare, se è a rischio di vita. Anche quando lo dichiarano un sorpassato. Con grande fermezza nei valori, agisce credendo, senza tante storie, in se stesso. Fine, e molto realistica, l' indagine psicologica del regista sull'animo della madre di Filippo, vedova, che accoglie, sì, Sara, l'emigrante incinta, che partorirà, a casa di lei. Ma le dice: "Riposati e poi vai!". Poiché è rischioso tenerla in famiglia, perché potrebbe essere, per la legge, favoreggiamento all'immigrazione clandestina. E, quindi, perseguibile. La barca di Ernesto, per questo motivo, sarà sequestrata.



La svolta



Questa pellicola segna un momento di svolta, globalmente, nell'opinione pubblica di massa, sotto la spinta ulteriore, data dal tragico epilogo del più eclatante degli ultimi sbarchi di ottobre. Centocinquantacinque sopravvissuti, ma più di trecento morti. Quando, dopo un epico viaggio, dopo aver attraversato nazioni e deserti, sembrava ormai di essere alla meta. Uno dei migranti ha dato fuoco ad una coperta, forse per fare segnalazioni. Da lì, è iniziato il disastro. Il disastro della vergogna delle carrette del mare.

Stiamo chiedendo a gran voce, che tutta l'Europa sia coinvolta, con iniziative mirate, proprio perché Lampedusa non è da considerarsi solo un nostro confine, ma è uno dei principali avamposti delle coste Europee. L'immigrante non ha, come obiettivo, solo l'Italia, che a volte è solo un luogo di passaggio. Egli, in molti casi, spera di raggiungere altre nazioni, di cui già conosce la lingua: fattore, questo, molto importante. Dove, magari, già ci sono familiari o possibilità di lavoro. L'immigrazione, in ogni caso, non può più, ormai, essere considerata un fenomeno sporadico o eccezionale. Bisogna prenderne atto. Ormai deve entrare nell'organico dell'Europa. Nella realtà di fatto, succederà comunque. Che si voglia o non si voglia.



Due volti della disperazione



L'emigrazione può avere due diverse fisionomie. Da un lato, esseri umani fuggono da situazioni gravissime di guerra, dalla Siria, dall'Etiopia, dove l'alternativa è morire. Un tempo non avrebbero avuto altra possibilità. Oggi essi vedono all'orizzonte una speranza. Questo è il caso di coloro che vorrebbero asilo politico. Essi si affollano alle nostre coste. E'il problema più difficile, per la sua drammatica urgenza. Altro caso è l'immigrazione di chi, mosso dalla fame e dall'indigenza, parte, cercando un lavoro, un futuro, verso l'Europa. Giacché non si potrà trasferire qui tutta la Siria o tutta l'Africa, la società organizzata Europea, oltre alla continua attivazione di progetti in loco, dovrà razionalizzare la situazione. Al di là degli interventi di emergenza, saranno da aprire sportelli di assistenza sociale e, più avanti, sportelli telematici, in cui organizzare ingressi lavorativi mirati, mettendo in comunicazione domanda e offerta, in maniera progressiva. Ad esempio, al di là dell'organizzazione statale, che potrebbe avere tempi molto lunghi, abbiamo già una rete di agenzie di lavoro, che già esistono sul territorio Italiano ed Europeo, che potrebbero essere attivate. Trasformandole. Potenziandole. Specializzandole. Certamente, studiando contratti estremamente favorevoli per il datore di lavoro. Almeno per le famose attività che l'Europeo pare non voler più fare. Onde scongiurare quello che, diversamente, si concretizzerebbe in un ennesimo sfruttamento, già, peraltro, in atto. In questo modo, la nuova manodopera diventa una ricchezza, non uno svantaggio. Nel futuro, certo, l'organizzazione dovrà diventare telematica.



L'importanza dei Ministeri degli Esteri



Come emergerà e si delineerà nobile e straordinaria la figura di quell'uomo politico, che saprà agire, come diplomatico, presso i Ministeri degli Esteri dei Paesi di provenienza dei migranti, stabilendo con essi veri accordi e reali progetti. Con coraggio e determinazione, spendendo così il suo tempo politico. Dalla stretta vigilanza delle coste, per impedire " i viaggi di morte", agli accordi di organizzazione dell'emigrazione, come forza di lavoro. Così gli economisti che si impegneranno a studiare nuovi metodi e nuovi scenari. "Rifugiati e migranti non sono pedine sullo scacchiere dell'umanità" afferma Papa Francesco "Varie modalità, realizzano ancora tratta di persone e riduzione in schiavitù. Oggi il lavoro di schiavo è moneta corrente. " Martin Schulz, Presidente del Parlamento Europeo, ha dichiarato che la Convenzione Dublino2 è ormai insufficiente. Egli sostiene che l'Unione Europea deve effettuare specificamente la riforma dell'intero nostro sistema di immigrazione, fino ad arrivare all'immigrazione legale, con progetti di integrazione a largo raggio.

Commenti (1)

 

05
NOV
20:05
 













Scritto da:
Giancarla_Vietti
 

 

 



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