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News > Costume e Società

"La grande bellezza"Il film di Sorrentino



Molto grandi e molto piccoli



Siamo sempre molto grandi e molto piccoli. Generiamo grandi afflati di intuizione, di intelligenza, di spirito e, contemporaneamente, cadiamo in piccolezze, contraddizioni, meschinità. Forse nello stesso giorno, forse nello stesso istante. E' perché noi siamo in fieri, semplicemente. Siamo esseri che si stanno costruendo. Siamo carichi di scoria. IL germe interiore vuole crescere e fa fatica a liberarsi. Per questo è necessario essere tolleranti con noi stessi e gli altri. Comprendere, anche se non giustificare. E' per questo che è possibile non interrompere la speranza.



Jep, un uomo arrivato, di successo

Sorrentino non racconta e non descrive. Nella sua pellicola "La grande bellezza" (2013), appaiono evocazioni fulminanti, associazioni di immagini lente, cesure, frammenti, flash. Storie e momenti estemporanei, interrotti. E' la nostra vita, la vita contemporanea. Il protagonista è Jep, un uomo arrivato, di successo. La sua è una presenza distaccata, cinica, davanti agli avvenimenti, disincantata e, insieme, sempre sottilmente in attesa. La presenza di un osservatore esterno. Poi, ad un certo punto, egli dice una frase che sembra banale, ma è discriminante: "Dopo che ho compiuto sessantacinque anni, non posso più perdere tempo a fare cose, che non mi interessano. " Non è egoismo. Il passare degli anni diventa un dono. Per diventare più essenziali.

Un personaggio borderline

Significativo è un altro personaggio, forse minore, minimalista, particolare, che appare, nella sua avventura di vita, mentre compie gesti tragici, plateali. Per essere qualcuno? Per essere guardato? Amato? Si esibisce davanti agli altri, correndo volutamente contro un muro per schiantarsi e ferirsi la testa. Incomprensibile. Generato, comunque, dalla nostra società. Quando viene intervistato dai giornalisti, gli viene chiesto: "Quali libri legge?" "Non leggo", risponde. "Vivo di vibrazioni". "Che cosa sono le vibrazioni?" "Non lo so". Non è dato sapere, sulla vita.

Il cinismo davanti agli ideali sviliti

Sorrentino è un artista autoindulgente, che sa di sopravvivere, soltanto sopravvivere, come tutti gli altri, compromesso, eppure sicuro di essere unico, farabutto, eppure certo di essere diverso. Così scrive, nel suo contributo, R. Manassero. E ancora: la bellezza, come tutti, Sorrentino la cerca e la insegue. Ciò che trova è un mondo da dolce vita, ma è un mondo decaduto, fatto di compromissione e svilimento. Tutti ballano sulla bellezza, la coprono di chiasso, la sporcano di volgarità. Il regista in altri suoi film, in "This must be the place", "L'uomo in più", "Le conseguenze dell'amore" aveva semplicemente raccontato, senza tentare di dare possibili messaggi. Qui egli, forse, preme maggiormente per arrivare a trovare la possibilità di scorgere qualcosa di autentico. Vorrebbe sperare in un cambiamento di rotta, per sé e, forse, per la varia e svagata umanità, che gli gira intorno. Stupenda è la frase di Jep, il protagonista, magistralmente interpretato da Toni Servillo. "Cercavo la grande bellezza. Non l'ho trovata. " E qui è racchiuso tutto il dramma dell'uomo. Grande è l'apertura del suo cuore, grande è la sua capacità di accogliere la verità, grande il suo entusiasmo nella ricerca, grande la sua attesa. "Non l'ho trovata. " Nessuno sapeva, nessuno capiva che la stava cercando, a causa del suo cinismo, della sua dissacrante ironia, però ancora carichi di velata speranza, che ancora balenava, quando era con una delle poche donne con cui poteva essere davvero sé stesso. Jep tenta una domanda, subito vilipesa. Egli non trova niente di autentico. Non riuscirà a bucare la crosta superficiale, per intravvedere qualcosa di più. Viene alla mente uno dei personaggi maggiori di Flaubert, il quale si accorge che la sua vita è trascorsa ed è come se nulla fosse successo. L'essere umano è alla ricerca di qualcosa che regga, davanti alle sfide del vivere, davanti al nulla. Vuole trovare ciò che può rendere la vita piena di calore e piena di significato. Cerca una coincidenza con sé, una piena coincidenza con se stesso, con la propria autentica natura. E' la nostra sfida.

Il finale

Leggevo, tra i commenti critici, che, in realtà, le scene finali, sono forse le più convenzionali e stereotipate del film e stonano col resto della pellicola. Sembra che il regista abbia un'idea chiara da percorrere, per tre quarti del film, per poi confondersi sul finale. E' questo un notevole limite della parte conclusiva, a partire dalla pesantezza e artificiosità dei personaggi, fino al faticoso andamento scenico. In ogni caso, G. Avellina scrive: "Al disincanto quotidiano, Sorrentino regala un motivo per rimanere incantati. " Perché, nonostante tutto, lo stupore e la tensione forte verso una ricerca di significato sono costantemente presenti fino alla fine. E' la storia umana.

Commenti (0)

 

29
SET
18:05
 













Scritto da:
Giancarla_Vietti
 

 

 



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