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Disegnare manga: cosa distingue un professionista da un principiante

 


 
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Disegnare manga: cosa distingue un professionista da un principiante



Qual è la differenza tra un disegnatore professionista e un amatore con semplice talento naturale? Nel leggere i manga è possibile riconoscere (al di là di preferenze soggettive) uno stile migliore di un altro?

A queste e ad altre domande proveremo a rispondere in questa trattazione. Esistono difatti parecchi parametri oggettivi che distinguono un "consumato" disegnatore da uno "appena sbocciato". Vediamone alcuni:

1) Le inquadrature - Ogni tipologia di inquadratura ha livelli di difficoltà differenti; l'esperto sceglie indipendentemente dalla complessità ciò che a suo giudizio raggiunge l'obiettivo prefissato. Chi lavora da tempo nel settore sa e ama mettersi in gioco con strutturazioni complesse ma soprattutto sa valutare la qualità del proprio risultato nonchè ripartire da capo correggendo i propri errori.

2) La prospettiva - Ogni mangaka sa quanto sia vitale per la vivacità della narrazione variare la prospettiva entro cui le scene vengono ingabbiate. Il vero guru in molti casi ne sceglie pertanto: di assurde, falsate ed esagerate. L'obiettivo è alimentare l'impatto empatico del generale; in questo modo si pone difatti freno alla piattezza della bidimensionalità e si dà luogo a maggior coinvolgimento.

3) La scelta delle pose - Mentre ad un principiante viene naturale disegnare i personaggi in posizioni classiche e banali (braccia lungo i fianchi, ecc.) l'esperto non teme l'uso di sovrapposizioni, torsioni, variazioni di volume e va a cercare (anche documentandosi) le opzioni più dinamiche. Il goal è "sfondare" i limiti del fumetto o dell'animazione. Viene così studiata singolarmente ogni parte del corpo dandole un'impostazione che esprime (anche da sola) l'idea complessiva.

4) Disegnare mani e piedi - I novizi cercano il più possibile di nascondere mani e piedi perchè al tempo stesso difficili da disegnare e molto conosciute dall'osservatore finale (difficilmente ci accorgiamo se la coda di un mostro si muove coerentemente perchè non ne abbiamo esperienza ma le mani, le mani le vediamo di continuo e siamo severissimi nel riconoscerne le mancanze). Se da un lato l'amatore le evita, l'esperto ne fa invece uso spasmodico; solo il viso è difatti più espressivo delle mani: un loro uso sapiente offre infinite opzioni descrittive.

5) L'espressività dei corpi e dell'ambiente - Parlare senza dover esplicitare. I migliori disegnatori manga sono i grado di dire tutto quello che c'è da dire senza far proferir parola ai propri personaggi o al narratore (il cui abuso è tipico dei principianti). Sguardi, inquadrature di dettagli, immagini persistenti o "rapide", oggetti/colori che mimano sensazioni, contrazioni corporee, questo è molto altro viene usato da chi ha pieno controllo sui mondi che propaga con il proprio intelletto.

6) L'originalità - Non si può dire vero esperto chi copia pose, inquadrature e caratteri di personaggi/entità altrui. Un autentico Maestro del disegno manga ha sempre e comunque un tratto distintivo personale e sa mettere nero su bianco cose che mai sono state concepite, in quel modo, prima di lui. L'errore dei novizi è quello di amare così tanto lo stile dei propri "miti" da volerlo replicare; se da un lato studiare chi è più bravo velocizza la qualità delle proprie creazioni, dall'altro limita le possibilità di spiccare e di esprimere qualcosa di nuovo.

7) Lo studio della realtà - Non si può e non si deve disegnare ciò che non si è visto e capito. Spesso l'amatore crede (presuntuosamente) di poter supplire all'ignoranza delle dinamiche di ciò che si appresta a trattare con il proprio talento e capacità di immaginare: niente di più sbagliato. Il consumato mangaka somma alla bravura personale la millimetrica analisi del reale ottenendo così risultati superiori e, soprattutto, qualitativamente costanti. Lo studio permette di cogliere sfumature altrimenti precluse anche alla mente più eccelsa.

8) Aumentare la realtà - Ogni buon disegnatore manga sa come avvengono nella realtà le sequenze che disegna e sceglie con cognizione di causa su cosa mettere l'accento (cosa esaltare e cosa ridimensionare). L'obiettivo è "aumentare", mettere a fuoco, ciò che di più significativo avviene nella realtà dando realismo a qualcosa che altrimenti ne sarebbe solo riproduzione sbiadita. L'esempio classico è la muscolatura: un uomo che in foto appare molto muscoloso, trasposto in un fumetto di lotta risulterebbe appena appena "in forma"; il disegnatore ne altera così la prestanza fisica con un'iperbole ed ottiene un risultato comunicativo "parificato".

9) I colori e/o i chiaroscuri - Le scelte cromatiche di un esperto sono più che coerenti in ogni singola tavola, come è coerente (ma non necessariamente affascinante) ogni fotogramma della vita reale. Chi si distingue va oltre l'equilibrio e mette le proprie tonalità al servizio: di stati d'animo, del focalizzare l'attenzione, del descrivere i propri personaggi, delle sensazioni celate e di molto altro ancora. Anche solo attraverso gli accostamenti di abiti, occhi, pelle, cielo (ecc.) è possibile comunicare un'infinità di cose.

10) Gli espedienti comunicativi - Sbuffi di nuvolette, gocce giganti sulla fronte, cancelletti e deformazioni varie sono espedienti narrativi per esaltare questa o quella emozione/sensazione. Il professionista sa scegliere e creare i giusti plus-comunicativi in relazione alla tipologia di storia/situazione. Per esempio occhi che escono dalle orbite mal si addicono ad una storia sulla rivoluzione francese ma un fulmine realistico che accompagna un pugno non ne danneggia la credibilità, e anzi, dà intensità ad un gesto altrimenti banale.

11) La cura del dettaglio - Sfondi curati, particolari delle mani, coerenza dei piedi, storica, alterazione di abiti/oggetti, realismo delle parti meccaniche, credibilità degli arredamenti, nessi cromatici, equilibrio tra spazi vuoti e pieni, tratti sintetici di entità in secondo piano, micro variazioni muscolari del viso (ecc.) sono tutti dettagli che da soli non hanno alcun valore ma che nell'insieme danno luogo alla massima qualità espressiva possibile. Il professionista crea un "insieme coerente".

12) La coerenza del tratto - Tipico dell'amatore è fare stupende tavole di un personaggio di fronte (magari solo di viso) e dar luogo fin dai 3/4 a mostri deformi. La costanza del personaggio è sinonimo di mente allenata all'osservazione comparativa e all'astrazione (dote che si acquisisce con esperienza e autocritica). Lo step successivo è quello di creare artifici atti a superare l'incoerenza visiva della realtà; il vero Mastro sa che anche un bel personaggio in una posa inusuale può apparire poco carismatico e ne altera saggiamente le fattezze (allunga braccia, gambe, dimensione degli occhi, ecc.).

13) La varietà - Un disegnatore che costruisce tutti i suoi ambienti o personaggi sulla medesima falsa riga non può essere definito un vero Maestro dello stile manga. Se invece ogni personaggio ha una corporatura unica, un'espressività studiata e gli ambienti hanno un loro carattere tutta la composizione approda a livelli comunicativi superiori. Non c'è nulla di più frustrante di seguire un'avventura i cui personaggi non si distinguono tra loro e si muovono in ambientazioni insignificanti.

14) L'equilibrio dell'insieme - La cura del dettaglio a nulla vale senza una visione d'insieme. Un vero mangaka riesce a collegare lo studio particolare di ciascun elemento compositivo dell'insieme alla totalità degli altri. L'intera composizione riesce così ad avere un filo semantico che si racconta attraverso più e più simboli. Quando questo avviene, anche la lettura un "semplice" fumetto ci coinvolge a tal punto da creare immedesimazione.

15) Il coraggio di osare - Ultimo ma non meno importante è il coraggio di imporre il proprio stile, farlo comprendere come positivo attraverso la qualità delle sue interazioni. Andare oltre le regole: conoscere tanto bene i canoni del disegno manga da superarne i limiti e "osare" sperimentare cose che nessuno ha mai provato in quelle modalità (distorsioni, astrazioni, aggiunte, mancanze, difetti, eccessi, irrazionalità, ecc.).

Ci sarebbe molto altro ancora da dire ma questi punti possono già dare una chiara distinzione tra chi (lecitamente) gioca con il disegno manga e chi ci "spende la vita" con risultati inarrivabili (frutto di cura e amore maniacale per il disegno).

Commenti (2)

 

09
MAR
13:20
 













Scritto da:
aFiGoZ
 

 

 



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